Alan Scuro – Episodio XXVI – La ragazza dei libri sepolti nel cielo

– Benvenuto alla Biblioteca di Alessandria-Tob, Aiello Lightbeam – gli disse la bellissima ragazza in divisa mentre lui si affacciava fuori dall’UFO-pentola, incolume ai -270°C dello spazio aperto.

Il paesaggio era assurdo anche per uno scienziato dal quoziente intellettivo di tre Einstein come Aiello.

L’astronave smeraldina dov’erano ruotava come una trottola a folle velocità, mentre entità sferiche di luce verde vi entravano attraverso una sorta di camino centrale, provenendo velocissime da tutti i luoghi della Terra. Sopra ai due giovani coetanei si stagliava l’universo.

– Cos’è tutto questo?

– Vieni, ti faccio vedere.

I due ragazzi percorsero il breve tratto di astronave che portava all’ingresso. Erano in due sotto l’infinito.

Non troppo lontano c’erano Venere che ardeva d’azzurro e la terra rossa marziana. Aiello si guardava intorno come un bambino in un negozio di giocattoli, o come un bambino povero in un negozio di cibo.

Al centro del portellone futuristico alto come quello di San Pietro e posto sul punto più basso della cupola che culminava col camino aspirante centrale, c’era in rilievo il simbolo della Chimichanga Dam.

La ragazza in divisa vi premette un grosso pulsante verde chiaro e, dopo due pulsazioni luminescenti dello stemma, l’ingresso si aprì d’un baleno.

– Oh madre! – esclamò Aiello!

– Puoi dirlo forte – rispose la ragazza in divisa.

All’interno e per tutta la cupola dell’astronave, miriadi di fasci luminosi roteavano nel senso opposto a quello dell’astronave stessa, in traiettorie caotiche ma che se studiate forse avrebbero avuto un senso, come la natura ci insegna.

– Cosa sono quelle luci verdi?!

– Prova a prenderne una e lo scoprirai!

– Ma sei pazza? Non so mica volare!

– Non è difficile, guarda!

La ragazza premette un pulsante verde scuro sulla plancia di comando al centro dell’astronave, vicina a una sorta di pozzo scuro dal quale proveniva un rumore sommesso di annientamento. Non appena lo fece, i due ragazzi iniziarono a fluttuare.

La ragazza in divisa aveva disattivato l’atmosfera e Aiello era finito proprio sotto di lei, annaspante come una rana scema.

– Non guardarmi le mutandine, maniaco!

– Ma se sei stata tu a dirmi guarda!

Sorridendo ad Aiello, la giovane iniziò a nuotare nell’aria fino a raggiungere il flusso di sfere verdeggianti. Questo scorreva vorticando lungo le pareti della cupola e veniva alimentato dalla parte inferiore del camino centrale da altre luci che ne fuoriuscivano.

La ragazza in divisa, col viso illuminato di un verde acceso proprio da quel frusciante flusso, tese una mano in esso e, scrutando attentamente come se stesse per catturarvi un pesce, bloccò la corsa di uno di quei globi. Ma per quanto le sfere luminescenti risultassero rapide all’occhio nudo di Aiello, la ragazza in divisa di contro subì solo un debole strattone.

Poi tornò da Aiello, tenendo il globo luminoso fra le braccia candide, mentre il coso si agitava proprio come un pesce appena pescato. La luce verde che il nervoso oggetto emanava le illuminava la divisa grigia tipica degli orfanotrofi Lightbeam.

– Sei anche tu un’orfana?!

– Sì, a Londra ero quella coi voti più alti. Ma se avessi saputo che il mio destino sarebbe stato fare la bibliotecaria solitaria in mezzo al nulla cosmico, avrei studiato di meno. Tieni.

– La bibliotecaria, ma questo non è un libr…

La luce che la ragazza stava porgendo ad Aiello pulsò qualche volta in preda a quello che per un pesce selvatico sarebbe stato il boccheggiare a morte in cerca d’acqua nell’aria secca. Due pulsazioni verdi ne furono gli ultimi due colpi di pinna. Poi si spense.

– Ma è un libro! – disse Aiello incredulo.

– Titolo?

– Non riesco a leggerlo, ma che alfabeto è?

– Fa vedere. Bibbia. Ah, che sfortuna, hai beccato uno dei meno rari!

– Ho? Tu lo hai pescato! Semplice!

– Aiello, Aiello. La Bibbia è stata tradotta in più di settecento lingue e questa è stata scritta in kanji giapponesi, in un dialetto vicino al lago di Ohtiuko. Ma nemmeno puoi immaginare quanti siano i titoli dei libri che stanno volteggiando proprio ora sulla cupola del Biblio-Tob, sopra di noi.

– I libri scritti dall’umanità sono centocinquanta milioni. Di più non possono essere – disse lui altezzoso.

– Novecentonovantanove milioni. Sono tutti i libri scritti dall’umanità dai suoi albori, Aiello.

– Wow! Che figata, pensavo fossero molti di meno!

– Devi considerare tutti i libri da colorare, i libri sulla crescita personale e tutti quelli degli influencer come Giorgio Rimanetta… Non so se hai notato, ma i libri stanno arrivando tutt’ora

– Che schifo.

– Esatto, e tu dovrai catturarli tutti se vorrai scoprire il numero Cim! Oppure l’umanità perderà te, e con te il Faro-Tob… e sarà spacciata. Loro ci divoreranno.

– Chi sarebbero Loro?!

– Prova a prendere un libro, e quando compirai diciassette anni saranno quelli della Chimichanga Dam a spiegartelo.

Ma Aiello era uno scienziato, non era uno stupido che compra un cellulare all’anno. Dalle parole della ragazza in men che non si dica comprese che se esistevano strutture del genere, UFO-pentola e astronavi madre come il Biblioteca di Alessandria-Tob, un motivo doveva esserci. Che se suo padre, rettore del MIT, gli aveva rifiutato la tesi non era perché fosse sbagliata ma per la sua giovane età. Che se lei aveva detto “quando compirai diciassette anni”, se una suora era sua madre, se il Boato Sonico era possibile e se la bibliotecaria in divisa aveva parlato di invasioni aliene… un motivo doveva esserci.

Aiello Lightbeam vedendola lì davanti a sé levitare come una madre morta in un sogno o come la Madonna, comprese che esistevano dei nemici dell’umanità che non gli era ancora dato conoscere e che un’organizzazione sovranazionale, Chimichanga Qualcosa, li combatteva.

Guardandole la gonna ondeggiare sulle giovanissime ginocchia bianche, comprese poi di essere l’erede di suo padre, qualunque cosa avesse ereditato. Perché l’assurdità provata nel genio è fede, scienza.

– Cosa dovrei fare?

– Fai come ho fatto io, non avere paura. Cattura una lucina verde, cattura un libro.

– Ma come farò a catturarne così tanti prima dei diciassette anni! Ammesso che riesca a prenderci mano, da quello che ti ho visto fare più di cinquecento al giorno non riuscirei a catturarne. Ci vorrebbero duemilaottocento anni per prenderli tutti! Semplice!

– Tu intanto prendine uno. Poi gettalo nel pozzo nero al centro dell’astronave.

– Ma!

– Tu intanto prendine uno.

Aiello spiccò un salto senza ritorno e nuotò verso la cupola dove i libri racchiusi in fasci di luce verde ruotavano impetuosi. Nel volo, per un attimo si voltò a guardarla.

Lei gli sorrise, poi iniziò a cantare: – Sii il mio eroe! Aieeello! Vola, vola, volaaa. Quanto sei bello!

Aiello riuscì a fermarsi a un passo dalla cupola turbinante. Qualcosa, dal pozzo oscuro al centro dell’astronave, lo aveva attratto salvandolo dal venire maciullato dalla corrente vorticosa di tomi luminosi.

Prendendo coraggio dalla voce della ragazza – “Aiello, prendi quello! È il più bellooo, come teee! – e forte del fatto che lei stessa ne era uscita incolume, con la nuda mano e mentre il cappotto di cammello di suo padre ondeggiava come la veste nera di sua madre, Aiello agguantò un libro verdeggiante dal fascio di luci.

Ma per il contraccolpo fece in pochi istanti due o trecento giri della cupola e venne scaraventato a rompicollo contro la parete fredda dell’astronave.

Fu la gelatina verde a salvarlo ancora una volta, singolarizzandoglisi addosso fino a inglobarlo completamente come aveva fatto nell’UFO-pentola, salvandogli di fatto ancora una volta la vita. Poi la gelatina verde si desingolarizzò.

– Ma cos’era quella roba!

– È il numero Cim, Aiello. – urlò lei da lontano. – E se entro il tuo diciassettesimo compleanno non lo scoprirai, come fece tuo padre, gettando ogni libro del Biblio-Tob nel buco nero al centro dell’astronave, Cim e, di conseguenza, tutta l’umanità… saranno destinati a scomparire nel cosmo, come una bolla di sapone nell’aria calma di una stanza.

(Continua…)

L’Episodio XXVII di Alan Scuro – Il Dimenticatoio – verrà pubblicato, sempre qui, il giorno 21-07-2023, alle ore 00:00.

Grazie per il vostro tempo. L’autore, Francesco Maurizi

(La storia, i luoghi e i personaggi di questo e di tutti gli altri racconti presenti in questo sito, sono frutto della fantasia dell’autore degli stessi, Francesco Maurizi, e come tali, sono protetti dal diritto d’autore.)

Il racconto è finito, per ora. Grazie per il tuo tempo e, se ti va, condividilo!

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