Alan Scuro – Episodio V – Sessø per Robot

(Nell’episodio precedente, Alan Scuro, a causa di una cimice, ha fallito nell’acquistare online un prezioso modellino da collezione e, per calmarsi, ha poi deciso di farsi una carbonara. Tuttavia l’insetto maleodorante gli ha rovinato anche quella…)

Lira dopo il sessø era sgattaiolata fuori dalle lenzuola, mettendosi rannicchiata sulla sedia della scrivania, in mutande bianche. Il fiocchetto, sciolti i corti capelli scuri che le sfiorarono le esili spalle, se lo era legato a braccialetto per non dimenticarselo in casa altrui, e ogni volta che adesso la ragazzina si portava l’arnese alla bocca, il nastro rosso le spiccava sulla bianca pelle ancora madida.

Teneva i talloni sul bordo della seduta e i polpacci le premevano il sotto delle cosce pallide. Poteva sembrare che per un ritrovato senso del pudore verso di lui, Lira avesse voluto coprirsi il piccolo seno con le ginocchia che teneva abbracciate, ma in realtà – la realtà è sempre più semplice di quanto si immagini – così stava semplicemente comoda per giocare a fare le bolle.

Infatti Lira stava soffiando innocentemente nel cerchietto di plastica di uno sparabolle che aveva trovato poc’anzi nel cassetto, creando un susseguirsi di bolle e bollicine che a ondate invadevano la stanza.

Le uscivano velocissime, come sospinte da una voglia di esisterle intorno, ma poi rallentavano, rimanendo sospese a mezz’aria e, quelle che non scoppiavano in volo, lentamente scendevano in moti casuali sane e salve sul pavimento, e scomparivano lì. Plip

Tuttavia qualche bolla si adattava alla superficie alla quale era stata destinata, e vi si adagiava senza scomparire. Soprattutto quelle che, per un vento invisibile, volavano fino al piano della scrivania bianca, lucido e polito, trovandovi una, seppur momentanea, salvezza. Anche se, pensandoci bene, non esiste una salvezza che non sia momentanea.

In quei casi, quando una bolla si adattava per non scomparire, Lira restava a fissare quel miracolo di sapone, senza tuttavia mai pensare che lo fosse, un miracolo. Perché per potersi poggiare sulla superficie bianca della scrivania, per sopravvivere alla propria natura, la bolla aveva rinunciato alla metà di se stessa. Inoltre, aveva rinunciato per sempre a volare.

Lira si stava perdendo nelle iridescenze di una di quelle bolle, come detto, solo temporaneamente più fortunate delle altre. Ma in quella era come se vi vedesse una puntata del suo recente passato, la puntata precedente, con Alan Scuro che con lei era andato a comprare il pecorino, con lei era tornato a casa e con lei aveva cucinato la carbonara. Dopo aver verificato che in casa non vi fosse alcun’altra cimice maledetta.

Insieme avevano mangiato e insieme avevano passato tutto il pomeriggio senza dirsi nulla, se non cose del tipo: – Bella casa! – Grazie. – Mi passeresti l’acqua? – Tieni. – Posso intervistarti? – Prima il modellino. Potete immaginare da soli chi fosse chi.

Dopo il pranzo lui si era messo sul divano a guardare una puntata di Dumdam e lei era rimasta là a fissarlo, fin quando, stanco della compagnia, Alan Scuro le aveva chiesto di andarsene.

Plip

Ora invece con lei c’era Orione, che dal canto suo stava sotto al lenzuolo, al di là dell’enorme pancia che si ritrovava e che si ergeva a promontorio fra lui e Lira.

Non sapeva nemmeno come c’era finito in quella piacevolissima situazione. Lei gli aveva chiesto di comprarle il Remo-Tob giocattolo e lui da bravo sottone aveva ubbidito, perché in clausola alla richiesta c’era stata la promessa di un’uscita romantica a San Valentino, con tanto di gelato e passeggiata.

E per Orione, con quella barba lunga solo sotto al mento, i rotoli di ciccia e i capelli tutti scompigliati come un’accozzaglia di spugne di ferro usate per anni, quell’uscita con Lira era la più importante possibilità di riscatto sociale che la vita gli avesse mai concesso.

Per anni Orione aveva sbirciato dalla fumetteria il marciapiede mentre lei passava per recarsi dalla scuola all’ospedale o dall’ospedale alla fermata dell’autobus, e per anni i suoi compagni della Fumetteria Pascal lo avevano visto abbassare il manga di Buffo Robot e ammirarla, scattando a far finta di leggere ogniqualvolta lei, fugacemente e piena di disinteresse, buttava uno sguardo al di là della vetrina piena di pupazzetti. E per questo, loro che erano del suo stesso rango ma più forti perché di più e tutti rassegnati agli hentai, lo avevano sempre preso in giro: – Rifletti, quella ragazza è al di là delle tue possibilità, Orione. Non vedi che è in 3D?!

Orione invece adesso quella ragazza in 3D se l’era fatta, e avrebbe detto così agli amici della Fumetteria Pascal: – Beh, sì, sapete, ora esco con una della mia classe. Esatto, sì. Quella che passa di qua dopo la scuola. È introversa ma molto carina e ha un neo sulla punta del naso. Ci piace molto fare passeggiate e mangiare il gelato – e loro sarebbero finalmente morti di invidia, coscienti della netta superiorità della tridimensionalità di due tette vere rispetto a quelle disegnate da un mangaka sottopagato e incline al suicidio.

Ed eccola là Lira, che faceva le bolle, al di là del promontorio Orione. Ci era riuscito e gli era bastato comprarle un robottino. Robot da pazzi…

Lira non appena era venuta a conoscenza che il modellino in edizione limitatissima del Remo-Tob sarebbe stato consegnato a Orione proprio nel giorno di San Valentino, non solo era uscita con lui per la passeggiata coi gelati in mano, ma gli aveva anche chiesto se avesse casa libera e se gli andasse di occuparla insieme.

Poi tutto era stato come quelle bolle che si susseguono veloci, forse anche troppo veloci, e che non si ha il tempo di imprimere nei ricordi. Ma non gli importava. Ora Lira era lì con lui e non se ne sarebbe più andata dalla sua vita, soprattutto dopo che nell’amplesso lui le aveva detto che l’amava.

– Il campanello, – disse Orione a una Lira perduta in una bolla, – sarà il corriere. Vado io a ritirare il pacco.

– No, – intervenne lei, scorata e già quasi completamente rivestitasi, – ci penso io, tu hai fatto già tanto.

– Veramente, io…

– Cosa?

– Ora stiamo insieme?

– Nella stanza dei tuoi intendi? Sì, direi di sì, – lo smorzò lei, infilandosi la seconda scarpa per poi subito afferrare lo zaino.

– No, seriamente, io vorrei che tu… Ed io… Insomma…

– Ora non ho tempo di salvarti, Orione, devo prima salvare me stessa dalla bocciatura, – gli disse lei, soffiando al ragazzo un bacio da lontano e sbattendogli la porta in faccia.

Alan Scuro intanto si preparava per il suo primo San Valentino perfetto dopo ben trentatré anni di duro servizio militare interplanetario.

La cassetta che da ragazzino lo aveva svezzato, PORN0ANNA, era già nel vecchio videoregistratore che aveva fatto recuperare a Rob Secret dalla sua vecchia casa di Roma, insieme alla sua collezione di Dumdam e a delle foto, mischiate in una vecchia scatola di scarpe a temi e disegni di quando era piccolo.

Alla sera sul tavolo aveva già apparecchiati tutto l’occorrente. Tre pacchetti di fazzoletti, gel lubrificante e una bottiglia di birra scura, mentre nell’aria aleggiava Self Control di Raf. Alla serata di San Valentino perfetta mancava solo la pizza. Ding Dong!

Era Lira: – Signor Scuro, buonasera… Ma come si è vestito? Se così si può dire… – Alan Scuro era avvolto in accappatoio verde col simbolo della Dam sul cuore. Portava i capelli freschi di brillantina e lo sguardo di un ladro.

– In quella scatola c’è il mio modellino?

– Sì, – rispose Lira, sbirciando il tavolo imbandito a “festa” e la cassetta ferma su un’immagine scomoda per la stampa, – ma torno domani se ha da fare.

– Dammi il modellino.

– No, Alan Scuro. Prima l’intervista. E comunque oggi non mi va più di fartela.

Alan Scuro bestemmiò e Lira tornò verso casa, sorrideva. Ma non per quel gioco che fanno i sentimenti quando la solitudine si nasconde una volta che la vita ti concede un letto e una persona qualsiasi, bensì per quello strano uomo spaziale che, con le terga sul divano e dopo la pizza, presto si sarebbe certamente fatto una sega, sulla VHS di una pornostar morta e al ritmo di Self control.

(Continua… Ma tu continua a leggere qui sotto!)

Nuovo dialogo fra Alan Scuro e l’autore:

  • Terga?
  • Terga!
  • Terga…
  • Terga.

L’Episodio VI di Alan Scuro – Scuola guida – verrà pubblicato, sempre qui, il giorno 24-02-2023, alle ore 00:00.

Grazie per il vostro tempo. L’autore, Francesco Maurizi

(La storia, i luoghi e i personaggi di questo e di tutti gli altri racconti presenti in questo sito, sono frutto della fantasia dell’autore degli stessi, Francesco Maurizi, e come tali, sono protetti dal diritto d’autore.)

Il racconto è finito, per ora. Grazie per il tuo tempo e, se ti va, condividilo!

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