Alan Scuro – Episodio VIII – UFO-pentola a Monsampietro Mollico

(Nell’episodio precedente, Bobik, sterminando ogni Vergine delle Lische che gli si parava davanti, giunse al cospetto del padre Siro, colui che gli aveva portato via tutto…)

Bobik era una figura sanguinolenta sul finire della lussuosa navata, cresciuta nell’ignoranza della riva del fiume Eufrate e poi in una cella, fuori dal tempo, dal mondo e dalle millenarie dinamiche universali alle quali era stato prestabilito che dovesse far parte. E più il suo micelio, che prima della prigionia era stato un cervello, non capiva il perché suo padre Siro non fosse spaventato, più il suo respiro serrato sottendeva innumerevoli ruggiti cavernosi.

Ma se Siro non aveva paura della vendetta rossa che lo fissava come predatore la preda, era perché il Gran Sacerdote del Tempio delle Lische aveva poco tempo per tramandare al figlio le proprie responsabilità, e non poteva sprecarlo tremando.

– Questa sera stessa, – disse Siro alzandosi e andando incontro a quello che era rimasto di Bobik, – questa sera stessa salirai sull’UFO-Pentola che ti porterà in Artide e là prenderai il comando del Giardini Pensili di Babilonia-Tob, detto Babi-Tob, il robottone da combattimento che solo i maschi della nostra stirpe possono pilotare. Non preoccuparti, guidarlo ti verrà naturale. Dovrai solo fare ancora un po’ di scuola guida, ma solo pratica. Sulla teoria, sulla solitudine, ti ho già ammaestrato a dovere.

Raggiunto il figlio, che in quelle parole aveva trovato solo altre domande, Siro estrasse un pugnale ondulato di cristallo dalla cintola, e Bobik, di tutta risposta, mostrò le unghie e ringhiando si pose in posizione difensiva. Lo scontro che per anni il ragazzo si era prefigurato nel buio ammuffito delle segrete stava finalmente per avere luogo.

Tuttavia Siro, anziché colpirlo e avere salva la vita, porse l’arma a Bobik, incredulo per la fiducia che quell’uomo stava riponendo nel demone da lui stesso creato.

Poi, come se nulla fosse, Siro disse: – Questa è la chiave del nostro robottone. Non perderla, perché non esiste alcun fabbro al mondo in grado di forgiarne una copia.

– Dov’è mia madre? – infuriò Bobik afferrando, grazie alla muffa, l’arma dalla parte della lama, tirandola a sé. – Se non l’hai uccisa,allora deve essere ancora viva. Dove si trova?!

– Bobik, ancora non lo hai capito? Mentre le tue sorelle stavano nel corridoio oltre la tua cella, tua madre ha vegliato su di te per tutti questi anni. Glielo permisi perché mi faceva pena, ma in cambio pretesi che osservasse il religioso voto di silenzio delle guardie del Tempio. Volevo insegnarti quanto può essere profonda la solitudine nel cuore di un uomo, ma se fossi stato consapevole che tua madre ti era accanto non avresti imparato nulla.

– Lei, la Vergine delle Lische silenziosa… era mia madre?!

– Sì, Bobik, ma…

Ma prima che Siro potesse finire di parlare Bobik gli conficcò il pugnale ondulato nel cuore.

Il Gran Sacerdote guardò la lama azzurra che gli aveva lacerato la tunica viola, e poi bianchi occhi di Bobik, e sentendo precipitare i battiti, rimodulò l’ennesimo spiegone da fare al figlio: – Tutto tuo padre – e cadde a imbrattare col proprio sangue il pavimento dorato del Tempio.

Bobik restò a osservarlo, mentre le statue dorate di antiche divinità perdute si ergevano lungo la navata sacra senza giudicare. La muffa gli suggeriva altre grandi cose da fare insieme, ma Bobik venne avvolto da una sconsolata apatia, oltre che dalla muffa e dal sangue rappreso. Era come se non gli interessasse più nulla, né capire, né vendicarsi. Nemmeno vivere.

La Fenice delle Lische che era in lui, rinata dalla prigionia e dal silenzio più forte che mai e capace di affrontare qualunque avversità, era morta per la seconda e ultima volta, lasciando cadere il suo piumaggio acuminato in un monticello di polvere cremisi.

Bobik, estraniato da se stesso, sentì un ago entrargli nel collo e si voltò verso la porta spalancata della Sala Grande da dove aveva percepito partire il dardo, ma senza più mostrare né unghie né denti.

In quel momento Bobik vide il suo primo Secret, prima di cadere addormentato sul cadavere del padre.

La sera stessa, e dopo le delucidazioni della Chimichanga Dam riguardo ai robottoni e ai nemici che questi combattono, che Alan Scuro non vuole svelarmi, Bobik, lavato via il sangue dai Secret tuttofare, ma ancora rosso di muffa, indossò le vesti sacerdotali del padre, tunica viola e elmo bianco della fenice, e partì verso il Polo Nord con l’UFO-Pentola, e poi per Lassù, col Babi-Tob, per diventare il nuovo cuoco dei piloti delle Sette Meraviglie, e dunque di Alan Scuro, di Didamante e degli altri eroi di cui ancora non so nulla.

Quando poi in quell’anno, nel 2003, gli americani giunsero in Iraq in cerca delle tanto famigerate armi di distruzione di massa, non potevano immaginare che l’unico a possederne, il nuovo Gran Sacerdote del Tempio delle Lische, Bobik l’Ammuffito, se ne fosse appena andato fra le stelle.

Ad oggi Bobik è ancora il dispensiere nonché il cuoco ufficiale dei piloti di stanza nel Cosmo di Nessuno. Sta sempre da solo e a ottobre non fa mai ritorno sulla Terra anche se potrebbe. E dovrebbe, perché è l’unico dei Prestabiliti della vecchia guardia a non avere un erede maschio.

Ora che ci penso, chissà chi è il figlio di Alan Scuro. Spero che non gli assomigli.

Il robottone del cuoco, i Giardini Pensili di Babilonia-Tob, al suo interno ha un vero e proprio ecosistema, con terre, acqua e piante, popolato da animali di ogni specie. Tuttavia Alan afferma che “Lo stronzo tiranno ammuffito si mangiava tutto lui e a noi faceva solo una zuppa pessima con le lische di pesce e i gusci di gambero. O peggio ancora una zuppa di rape, ma senza dentro alcuna rapa, che Io e Didamante ci rifiutavamo di mangiare per quanto faceva schifo, ma che alla fine dovevamo sorbirci comunque per non morire”.]

– Alan, ho scritto tutto? Attento c’è lo stop! – gli urlò Lira, tirando su la testa dal foglio che aveva appena finito di rileggere all’intervistato. Poi continuò redarguendolo. – Si può sapere come fai a non saper guidare un’automobile?! Pilotavi un robottone nello spazio!

– Sono partito a diciassette anni e quando a ottobre tornavamo guidava sempre Didamante – le rispose un Alan Scuro sulla difensiva, – e poi nello spazio non ci sono salite ripide come nelle Marche, anzi, proprio non ci sono salite. Aspetta, ora che ci penso, come ci si ferma in salita? – chiese il cinquantenne smanettando a casaccio col cambio.

– Devi premere la frizione, il freno e poi tirare il freno a mano. Alan, prima la frizione ho detto! Anch’io ho diciassette anni, ma so come si guida!

– Guida tu allora! – le disse Alan Scuro slacciandosi la cintura di sicurezza.

– Ma non ho l’età! No, no.

– Non l’avrai mai se continuerò a guidare io. Comunque non hai scritto tutto.

– Cosa manca?

– Che Bobik ora pesa duecentoventi chili.

– Quindi, – fece il punto Lira, – tutti voi siete diventati piloti dei robottoni, Prestabiliti, a diciassette anni, e dovete combattere fino a quando anche il vostro primogenito maschio non raggiunga la mia età.

– Giusto.

– E a ottobre potete tornare sulla Terra, ma quando tornate, dovete cercare di avere un maschio il prima possibile, cosicché, quando lui avrà diciassette anni, dovrà prendere il vostro posto e voi potrete godervi la pensione, giusto?

– Sì.

– Ma tu non sei stato nello spazio per trentatré anni?

– Un figlio l’ho avuto tardi.

– Ah! Capisco! Ma perché quando sei atterrato al Colosseo quella ragazza ha preso il tuo posto alla guida del Remo-Tob? Non era mica un maschio. Anche se oggi non si può mai sapere…

– Quote rosa – scherzò Alan Scuro.

– E dai.

– Perché la Chimichanga Dam ha paura di rimanere senza piloti e si è adattata, ma voi donne non siete fatte per guidare. Oddio, lo stop! Come faccio a fermarmi?

Tu-tump

Sulla salita che portava al centro di Monsampietro Mollico, Alan Scuro l’intervistato e Lira la piccola giornalista avevano appena inchiodato, rimanendo appesi come salami per evitare di investire alcuni passanti, probabili avventori del vicino teatro Giglio.

In quel momento, un UFO-Pentola tale e quale a quello descritto da Alan Scuro a Lira nella storia di Bobik l’Ammuffito, solcò il cielo, traballando, rigirandosi, picchiando e risalendo come se fosse pilotato da un ubriaco.

Finì per schiantarsi in un boschetto, non troppo lontano, e due caccia Raptor, che probabilmente lo stavano inseguendo, sfrecciarono nel cielo di Monsampietro Mollico e verso l’orizzonte.

– Lira, segui quell’UFO-Pentola.

– Ma se stai guidando tu.

– Giusto.

– Ma, Alan Scuro, chi lo pilotava? Bobik?!

– No, peggio. Se Bobik non vuole tornare sulla Terra, questo stronzo lassù non vuole proprio tornarci.

(Continua…)

L’Episodio IX di Alan Scuro – L’americano – verrà pubblicato, sempre qui, il giorno 17-03-2023, alle ore 00:00.

Grazie per il vostro tempo. L’autore, Francesco Maurizi

(La storia, i luoghi e i personaggi di questo e di tutti gli altri racconti presenti in questo sito, sono frutto della fantasia dell’autore degli stessi, Francesco Maurizi, e come tali, sono protetti dal diritto d’autore.)

Il racconto è finito, per ora. Grazie per il tuo tempo e, se ti va, condividilo!

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