Alan Scuro – Episodio XVI – L’incrocio di tre vite

(Nell’episodio precedente, quando padre Scammort lasciava l’orfanotrofio, il rettore del MIT, appena tornato da chissà dove, gli ha scattato una foto di nascosto col telefono. Mentre il fatto che Aiello lo abbia riconosciuto immediatamente non susciterebbe alcuna curiosità, essendo stato proprio quel professore, anni prima, a compromettere la sua tesi e di conseguenza la sua carriera da scienziato, al contrario il fatto che suor Mary si stia ora precipitando anch’essa da quell’uomo col cappotto di cammello, avendolo riconosciuto come suo marito, un certo interesse lo suscita…)

Che fosse proprio lui, la suora ne fu ancor più certa quando l’uomo col cappotto di cammello si voltò verso il furgoncino dello Zio Elvis, ritraendosi con in mano un secondo gelato.

Tuttavia l’ometto goloso non poté nemmeno assaggiarlo il cono a tre gusti più panna questa volta. Perché Aiello gli piombò addosso, spingendolo ripetutamente con tutto l’astio maturato in quegli anni di esilio dalla ricerca, così facendogli spiaccicare peccato di gola sul selciato, cialda al cielo.

Erano otto anni che Aiello e il rettore del MIT non si rivedevano, ovvero da quando, ancora bambino, seppur prodigio, quell’illustrissimo uomo di “scienza” lo aveva umiliato davanti all’intera comunità scientifica bostoniana. Come con quelle persone che ci hanno rovinato il futuro solo per il gusto di farlo, e che a un certo punto ritornano sempre, perché la fame di distruzione dell’altrui gli è tornata, Aiello spingeva via quell’ometto con tutta la sua forza verso il cancello del suo presente. Con occhi freddi come stelle morte.

– Cosa vuoi, vecchio?!

– Volevo il gelato… – disse l’uomo, rassegnato. Poi fece per raccogliere il cono spiaccicato. Ma non poteva salvarlo, quindi desistette.

– Intendo cosa vuoi ancora da me! – specificò Aiello. – Perché sei tornato a rompere?! Io… ho chiuso col MIT.

– Volevo solo un altro gelato. Tod, me ne prepareresti un altro?! Panna sotto, nocciola, cioccolato e Pan Stellato. Panna sopra.

Aiello seguiva con lo sguardo la banconota da un dollaro che il ricomparso professorone dei professoroni stava porgendo allo Zio Elvis, constatando che al posto del solito affezionato gelataio di quartiere, c’era invece quel Tod. Un omone con l’auricolare, gli occhiali da sole e la mascellona, un palese agente segreto camuffato nell’azzurra divisa d’un gelataio.

Lo Zio Elvis aveva sui settant’anni, mentre quell’armadio viaggiava sui quaranta. Lo Zio Elvis aveva i capelli lunghi e bianchi, raccolti igienicamente in un codino con un vecchio elastico sfilacciato. Quell’uomo li aveva rasati alla militare. Lo zio Elvis sorrideva ai bambini dell’orfanotrofio Lightbeam come un padre coi figli, Tod no, e sembrava dell’umore guardingo di una guardia del corpo, sempre pronta a sparare a qualcuno. Anche mentre schiacciava, con la sua mano enorme, il povero dispensatore della panna.

– Chi sei tu? – chiese Aiello all’impostore. – Dov’è lo Zio Elvis?

Ma gli rispose il rettore del MIT: – Quell’agente è il nipote dello Zio Elvis. Tod Secret. Il vecchio gelataio si è preso un periodo di riposo. Cof. Cof. Eterno.

– Hai detto eterno?

– No, ho detto: “Poi torna”.

D’un lampo verde, intorno l’aria divenne pesante come una stella di neutroni. I bambini e i ragazzi dell’orfanotrofio Lightbeam si impietrirono in pose disumane. Le pose delle foto a chi non se l’aspetta e che poi ti chiede sempre di cancellarla.

I volti degli orfani presenti, che prima dalla finestra di Scammort ad Aiello erano sembrati di più, si erano estraniati, concentrati su altro dal mondo d’autunnale solitudine che li circondava. Puntavano con gli occhi, l’unica parte del corpo che riuscivano a controllare, uno dei due edifici dai mattoni rossi del complesso. Nell’immobilità si erano scelti un luogo in cui entrare per togliere il disturbo, o scomparire. Quindi nel silenzio d’un cenno del mento prominente di Tod Secret tornarono a muoversi, ma marciando alle mete prefisse a passi senz’anima, come mossi dalla flemmatica mente d’un vecchio burattinaio.

In quella cupa atmosfera verdastra, Suor Mary Firecross si precipitò fuori con la veste ondeggiante tragedia, raggiungendo il furgoncino dei gelati in un tempo che la rese senza dubbio la suora più veloce della storia del monachesimo – questa è di Alan, l’ho trascritta così com’era perché mi faceva ridere.

Poi la suora mise le mani sulle spalle di Aiello e, come a proteggerlo, le fece cadere in un’avvolgente stretta al torace.

– Non porterai via il mio Aiello!

– Il nostro Aiello, – la corresse il professorone, – vorrai dire. Lui è dell’umanità. Su, ragazzo. Sali sul furgoncino. Non vuoi conoscere quale sia il primo, il più che improbabile e l’ultimo elemento di ogni insieme.

– Che vai dicendo, – gli urlò Aiello, – avevi detto che non esiste alcun numero del genere.

– Aiello, nonostante tu l’avessi già intuito da piccolo, non potevo permettere che lo rivelassi all’intera comunità scientifica di Boston, e dunque al mondo intero. Non siamo preparati a questo come specie. Ma tale ente esiste e il suo nome è Numero Piucheimprobabile Cim. Per gli amici Numero Cim. Comprendo il tuo odio, anche mio padre fece lo stesso con me. Ma se verrai saperne di più dovrai seguirmi alla Biblioteca di Alessandria-Tob, la biblioteca sospesa nel cielo. In quel posto, casa dell’intero sapere, i testi sul numero Cim sono gli unici che mancano e dunque è lì che li troverai. Tu mi capisci, vero?!

– No! – strillò la suora stringendolo più forte che mai a sé. – Aiello non verrà!

– Mary, – disse il professore con un tono paternalistico, – Aiello è un Predestinato, e a luglio compirà diciassette anni, sapevi che questo suo giorno sarebbe arrivato. Lui è un Prestabilito, come me e come mio padre prima di me.

La suora strinse allora ancor più forte a sé il ragazzo fino a fargli male. Aiello cercò di divincolarsi, del tutto inconsapevole di cosa fosse un Prestabilito, del perché il vecchio professore volesse prelevarlo, del perché ora confermasse l’esistenza dello stesso numero in cui lui stesso credeva chiamandolo Cim e di come mai lo scienziato conoscesse la suora che lo stava stritolando.

– Prestabilito per fare cosa? – scelse di chiedere Aiello.

– È stato prestabilito che tu debba salvare l’umanità. Non ti sarà permesso di fare altro, Aiello. Salire sul furgone dei gelati è la soluzione più semplice.

– Non lo farò mai, stai mentendo! Suor Mary, aiuto! Questa è la mia famiglia! Tu… sei la mia famiglia!

– Aiello, dici bene, – disse l’ometto col cappotto di cammello leccando la panna, – ma anche suor Mary ne era al corrente. È da quando ti cacciai dal MIT che l’ho inviata a vegliare su di te, e anche se non si è accorta delle nefandezze salvate nella cartella Salmi privati del vostro nuovo direttore Scammort, lei ha sempre fatto il suo dovere. Solo che non aveva il coraggio di ammettere a se stessa che l’ultimo primo di ottobre dell’incrocio delle nostre vite fosse finalmente giunto. Aiello, figlio mio, sali nel furgoncino dei gelati.

Aiello si voltò in cerca di risposte verso la suora, che intanto piangeva stringendolo al suo triste manto. In ogni frase di quell’uomo, Aiello aveva trovato solo altre terribili domande e dedotto ancor più spiacevoli risposte.

– Suor Mary, lui sarebbe mio padre?! Perché… Non è vero! Allora perché… – poi anche il ragazzo, per quanto geniale, non riuscì a trattenere il pianto copioso come le stelle cadenti quando si osserva la notte.

Intanto Tod Secret aveva serrato la gelateria ambulante e si era sistemato al posto del guidatore.

Accese la iconica musichetta dei gelati e suonò il clacson. POPI-POPI

Il professorone fece allora leggere ad Aiello dal telefono la mail che aveva convinto Scammort a fuggire tanto frettolosamente dal suo ufficio, la stessa che aveva fatto cambiare idea sulla sua nota alla suora a lui così saldamente avviticchiata.

Era una email ufficiale di una certa organizzazione dal nome Chimichanga Dam, indirizzata alla casella di posta del nuovo direttore del rinomato orfanotrofio di Boston. Questa, oltre ad asserire che Aiello dovesse presto fare le valigie, perché anziché l’orfano che aveva sempre creduto di essere era in realtà il primogenito di una delle famiglie più ricche e potenti del mondo, i Lightbeam stessi, asseriva anche che la Chimichanga Dam, su richiesta del Prestabilito Immanuel Lightbeam, aveva emanato una sentenza di morte per crocefissione verso il direttor monsignor Scammort, dopo le verifiche sul suo passato effettuate dello spionaggio Secret.

– Aiello, io la cartella Salmi privati l’ho vista, – disse il rettore mangiando la panna sotto, – accedere a un cloud al giorno d’oggi fa ridere, soprattutto se i cloud di tutto il mondo riferiscono tutti i dati direttamente ai tuoi server. E mi dispiace per non aver fatto fare prima maggiori controlli su quell’uomo alla Chimichanga Dam. Ma vedrai. Non andrà lontano, e, se verrai con me, gliela faremo pagare. Noi Prestabiliti abbiamo potere di vita e di morte su chiunque, perché chi comanda sa che a prescindere da tutto da noi sette dipende la vita e la morte di ognuno.

Leggendo la mail e ascoltando quelle parole, il ragazzo non si convinse del tutto della veridicità di quella valanga di informazioni. Ma già da sola l’idea di punire Scammort, che in un mese aveva sconvolto la vita di Savannah, di Rachel e poi di Christine, ad Aiello bastava.

Le tre ragazze, aprendosi al giovane Prestabilito anche col cuore, avevano raccontato tutte la stessa cosa: una alla settimana, alla sera, Scammort le aveva fatte chiamare con una scusa nel suo ufficio. Sulla scrivania c’era sempre un rosario, una macchina fotografica e una boccetta che sembrava contenere uno strano unguento.

Non appena le ragazze arrivavano alla sua porta, il monsignore usciva dall’oscurità sorridendo loro con molte rughe, e molti volti.

– Benvenuta, entra pure. Il Signore è con te.

Poggiava loro una mano sulla divisa all’altezza delle scapole, così da accompagnarle nella stanza tenebrosa, all’ombra del tenebroso enorme crocefisso inchiodato alla parete.

Poi controllava fuori, Scammort, in corridoio, che non vi fosse nessuno oltre ai santi e ai beati impressi nei quadri. Per scrupolo, anche che non si udissero passi risalire le scale in lontananza. Infine, rientrato, chiudeva la porta.

A chiave.

Savannah, Rachel, Christine. Nessuna di loro aveva parlato con alcuno di quei peccati subiti all’ombra dell’oscuro crocefisso. Nessuna di loro, se non con Aiello Lightbeam.

Le ragazze, conoscendone l’intelligenza, si erano rivolte una dopo l’altra sempre e solo a lui, per chiedergli di aiutarle almeno a cancellare le foto che il prete salvava nella sua cartella cloud Salmi privati.

E non appena Aiello ci riusciva, in quel vicolo, loro lo baciavano. Non sapeva perché lo facessero, Aiello, ma la soluzione più semplice che riuscì a darsi, fu che le tre volessero sostituire il ricordo di un peccato non loro, originale, con quello di un peccato per il quale, delle ragazze cresciute immerse nella fede, potessero sentirsi personalmente colpevoli. Scontiamo i peccati altrui in questa vita, sarebbe un peccato dover scontare i nostri nella prossima.

Davanti all’uomo col cappotto di cammello, Aiello, girando su sé stesso, trasformò la stretta di suor Mary in un vero abbraccio. E dopo averla salutato con un bacio, il primo da uomo che diede in vita sua, ed essersi sistemato gli occhiali scesi al di sotto della gobbetta sul naso, salì frastornato vicino a Tod Secret.

– Vengo anch’io, Immanuel, – intimò la suora al signor Lightbeam, – voglio stargli vicino fino a che posso. Finché non decollerà per la prova.

– Va bene, amore mio – le rispose Immanuel Lightbeam. – Davanti ci sono tre posti, ma se ci stringiamo potrai salutare anche tu, un’ultima volta, tuo figlio.

(Continua…)

L’Episodio XVII di Alan Scuro – Sprue sul pavimento come stelle nel cielo – verrà pubblicato, sempre qui, il giorno 12-05-2023, alle ore 00:00.

Grazie per il vostro tempo. L’autore, Francesco Maurizi

(La storia, i luoghi e i personaggi di questo e di tutti gli altri racconti presenti in questo sito, sono frutto della fantasia dell’autore degli stessi, Francesco Maurizi, e come tali, sono protetti dal diritto d’autore.)

Episodio 16
Tod Secret

Il racconto è finito, per ora. Grazie per il tuo tempo e, se ti va, condividilo!

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